Il panorama della ricerca organica sta vivendo il suo cambiamento più radicale dall’avvento del mobile. Non parliamo più solo di posizionare un link, ma di presidiare le risposte generate dall’Intelligenza Artificiale. Per capire come muoverci in questo nuovo ecosistema, ho invitato oggi sul blog uno dei massimi esperti di SEO e GEO in Italia: Gabriele Rispoli.
Originario della Basilicata, classe ’88 e con un background informatico avanzato, Gabriele si occupa di SEO dal 2013 con un approccio tecnico-strategico orientato agli audit complessi. Ha fondato Gabriele Rispoli Consulting, uno studio di consulenza SEO e GEO con approccio boutique per brand ambiziosi su scala nazionale e internazionale. Collabora, inoltre, con Visibility SLU ed è SEO Manager di Segmenta, agenzia specializzata in search marketing con un approccio olistico e specifico per la GEO.
Con Gabriele esploreremo come la GEO (Generative Engine Optimization) stia diventando il pilastro fondamentale per chi vuole mantenere visibilità non solo su Google, ma anche sui motori di intelligenza artificiale come Gemini, Claude, Perplexity, ChatGPT e i futuri motori di risposta.
L’Intervista
Gianluca Biosa: Ciao Gabriele, è un piacere averti qui. Partiamo subito forte: molti vedono la GEO come una “SEO per pigri” o semplice ottimizzazione dei prompt. Dal tuo punto di vista di tecnico, qual è la reale complessità dietro questa disciplina?
Gabriele Rispoli: Grazie dell’invito, Gianluca. Iniziamo col dire che il rischio di banalizzazione è alto, ma la realtà è opposta. La GEO è un’evoluzione strategica pur preservando come base la componente tecnica. Se nella SEO classica ottimizziamo per un algoritmo di ranking che “pesa” i segnali, nella GEO ottimizziamo per un modello probabilistico che “predice” la parola successiva.
La complessità sta nel passare dall’ottimizzazione per parole chiave all’ottimizzazione per entità e relazioni. Dobbiamo rendere il nostro contenuto “digeribile” non solo per un crawler, ma per un estrattore di conoscenza che deve citarci come fonte autorevole all’interno di una sintesi vocale o testuale.
Gianluca Biosa: Entriamo nel cuore della tua specializzazione. Quali sono i pilastri tecnici su cui pianifichi una strategia GEO efficace?
Gabriele Rispoli: Ci sono tre pilastri che non possono mancare:
- Dati Strutturati Granulari: Non basta più il semplice markup Product o Article. Serve implementare schemi che definiscano le relazioni profonde (sameAs, mentions, knowsAbout), tanto per citarne alcuni. Dobbiamo dire all’AI esattamente chi siamo e in cosa risieda la nostra competenza.
- Information Density & Fact-Checking: Gli LLM prediligono contenuti ad alta densità informativa. Inserire dati statistici, citazioni accademiche e fonti verificabili aumenta drasticamente le chance di essere scelti come “fonte” nella risposta generativa.
- Ottimizzazione della struttura semantica: È fondamentale adottare una gerarchia di headings (H1, H2, H3) che rifletta un’architettura basata su intent specifici. Poiché i motori generativi scompongono il contenuto in frammenti isolati (chunk), ogni sezione deve mantenere un’autonomia semantica cristallina: se un frammento non è auto-esplicativo, il modello fatica a rielaborarlo e finisce per scartarlo. Questo approccio è coerente con meccanismi come il query fan-out di Google, dove la capacità del sistema di espandere e distribuire la ricerca su sotto-argomenti correlati richiede che ogni parte del testo sia perfettamente contestualizzata e rilevante.
Gianluca Biosa: Spesso si parla di “Authority” in modo astratto. Nella GEO, come viene misurata l’autorevolezza di un brand o di un autore come te?
Gabriele Rispoli: Qui entra in gioco l’E-E-A-T portato all’estremo. Per i motori AI, l’autorevolezza è cross-platform. Se il nome di un autore appare in paper scientifici, citazioni su testate rilevanti e database come Wikidata, l’AI attribuisce un peso maggiore ai suoi contenuti. La GEO richiede un lavoro di digital PR e di “entitizzazione” del brand molto più profondo rispetto alla vecchia e classica link building.
Gianluca Biosa: Molti imprenditori titolari e-commerce sono preoccupati. Se l’AI risponde “Il miglior prodotto per X è Y”, il traffico verso le categorie muore. Cosa consigli ai tuoi clienti?
Gabriele Rispoli: Di smettere di ottimizzare solo per “prezzo” o “caratteristiche” e iniziare a ottimizzare per casi d’uso. L’AI non cerca solo un prodotto, cerca una soluzione. Il consiglio tecnico è: create sezioni FAQ dinamiche, guide all’uso comparativo e recensioni strutturate che includano i “pro e contro” in modo testuale chiaro. Se l’AI trova nel tuo sito la motivazione logica per cui un prodotto è migliore di un altro, ti userà come fonte della raccomandazione.
Gianluca Biosa: Gabriele, un’ultima riflessione sul futuro. Tra due anni, parleremo ancora di SERP o il concetto stesso di “pagina dei risultati” sarà sparito?
Gabriele Rispoli: La SERP non sparirà, ma diventerà ibrida (in parte lo è già). Avremo una “Answer Engine” dominante per le ricerche informazionali e una lista di risorse per quelle transazionali o di approfondimento. Chi ignora la GEO oggi, tra due anni si troverà con un sito tecnicamente perfetto, ma invisibile al “cervello” che guida le scelte degli utenti.
Conclusioni di Gianluca Biosa
L’intervento di Gabriele ci conferma che la SEO non sta morendo, sta semplicemente diventando più intelligente. Integrare logiche di GEO nelle nostre strategie non è più un optional, ma una necessità per sopravvivere alla rivoluzione dell’AI Search.